Il prerequisito per creare risonanza empatica nell’altro è conoscere sé stessi. Attribuire un nome e una descrizione alle emozioni che proviamo in prima linea ci permette di imparare a frequentarle anche attraverso la nostra mente razionale, oltre che a percepirne l’eco nel nostro cuore. Acquisita questa autoconsapevolezza nella misura utile a familiarizzare con il nostro corredo emozionale, come per magia amplifichiamo la capacità di interpretare la condizione emotiva del nostro interlocutore. Il passo successivo è praticare l’ascolto attivo e acquisire l’abitudine ad interessarsi sinceramente ai bisogni degli altri.
Le quattro tipologie di ascolto
1. Distrazione assoluta
L’altro parla, ma i nostri pensieri stazionano come satelliti in un’orbita parallela. È la tipica situazione in cui sentiamo ma non ascoltiamo, vediamo ma non osserviamo, percepiamo ma non afferriamo. Ciò che ci viene detto sfugge al filtro della nostra mente, perché lo rimbalziamo con la calotta cranica che ci serve da scudo. A ciascuno di noi è capitato di trovarsi in questo stato di distrazione assoluta. Probabilmente l’esempio più classico riconduce ai tempi della scuola quando nel corso della lezione il professore verificava il grado di “cottura” degli alunni per accertarsi che non stesse parlando al vento. Ecco che puntualmente scoppiava una risata fragorosa della classe quando il malcapitato di turno che aveva annuito ad ogni concetto spiegato ed echeggiato costantemente le ultime 3 parole dette dal prof., veniva colto nel sacco. Con la mente era sempre stato altrove.
2. Attrazione condizionata
Quando ascoltiamo in attrazione condizionata siamo sicuramente meglio disposti ad intercettare i contenuti che il nostro interlocutore intende trasferirci. Tuttavia questo livello di ascolto non è sufficiente a farci percepire come sinceramente e attivamente interessati alle sue esigenze. Questo perché tendiamo ad accentrare verso noi stessi ciò che viene detto. Facciamo di tutto per infilarci nel racconto, per erogare il nostro punto di vista anche se non richiesto. Finiamo per interrompere frequentemente nel tentativo di prendere in mano le redini del discorso da protagonisti. In buona sostanza siamo più interessati al beneficio che possiamo trarre piuttosto che al valore che possiamo creare per l’altro.
3. Attrazione verso l’altro
Eccoci finalmente interessati alla causa di chi ci sta parlando. La nostra mente è sgombra, realizziamo che la priorità in quel momento è ascoltare e comprendere al meglio ciò che ci viene detto. Siamo attenti, mostriamo sensibilità, siamo genuinamente coinvolti e partecipi facendo domande di approfondimento. Il nostro interlocutore capta questi segnali, perché il nostro corpo si muove in sintonia con le nostre parole, le accompagna e le conferma.
4. Attrazione totale
Leggi tra le righe emozionali. Ti colleghi sul piano delle sensazioni e associ un significato ad ogni segnale che proviene dal corpo e dalla voce. Cogli i dettagli della comunicazione che avviene attraverso mimica facciale, gestualità, postura, movimenti del corpo, prossemica, posizione nello spazio, voce. Non ti limiti a comprendere soltanto le parole, vai ben oltre. Cerchi di decifrare il linguaggio del corpo e sfrutti la tua acutezza sensoriale per avere un quadro ben chiaro su cosa prova l’altro.
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