Chi è l’uomo forte
L’uomo forte è colui che conduce sé stesso in modo consapevole attenendosi alla segnaletica impartita dal proprio principio guida, saggiamente rispettoso delle leggi della natura. L’uomo forte è colui che compie scelte di coraggio in armonia con le intuizioni di quel soffio vitale – l’anima – che gli antichi greci chiamavano Anemos perché evocava l’idea del vento, la cui esistenza e le cui responsabilità sono provate solo dalle sue conseguenze, in quanto il vento è invisibile, proprio come l’anima.
E proprio come il vento, l’anima può essere serena, calma oppure agitata, tormentata. Nel primo caso trovandoci in uno stato di grazia, ci sentiamo capaci di realizzare veri e propri capolavori, opere d’arte, nel secondo caso invece le paure sono un po’ più forti della fede e compromettono genio e talento, se pur provvisoriamente.
Ecco che come l’intensità del vento anche lo stato dell’anima condiziona le nostre giornate e nella fattispecie il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi e con il mondo esterno fatto di persone, opportunità ed eventi.
A questo punto, può darsi che qualcuno si stia chiedendo dove nasce la relazione tra uomo forte e anima.
L’uomo forte e la conoscenza di sé
L’uomo forte è colui che attraverso la conoscenza di sé e la disciplina è in grado di disinnescare un principio di deterioramento dello stato di salute del soffio vitale, mantenendo ordine e concentrazione. Tuttavia, è opportuno fare una precisazione ovvero che per quanto lo stato d’animo determini senza dubbio i nostri comportamenti, è altrettanto vero che nonostante ciò che siamo portati a credere, non sono le dinamiche esterne a decidere come noi stiamo, bensì il significato che attribuiamo loro. A volte capita che siamo felici perché qualcuno ci ha detto qualcosa di bello, altre volte perdiamo la pazienza e andiamo su tutte le furie quando qualcuno ci disprezza o ci tratta con sufficienza.
Questa dipendenza emotiva dall’esterno mina la nostra stabilità interiore in quanto in qualche modo la condiziona e col passare del tempo replicando e riconfermando questo schema di pensiero senza neanche accorgercene finiamo per credere che le cose stiano davvero così e battezziamo questa dimensione surreale, normalità.
“È normale che sia triste, ho litigato con la mia ragazza!” oppure “E’ normale che mi arrabbi come una belva se mi insulti”.
Nulla è normale, all’infuori di ciò a cui noi stessi conferiamo carattere di normalità, ergo ce la suoniamo e ce la cantiamo da soli. Evidentemente nel momento stesso in cui quell’estraneo per strada o quel collega al lavoro ci ha insultati, si è attivata una congettura, una credenza che si è imposta furiosa nella nostra mente e che recita “Nessuno si deve permettere di insultarmi, ora ti faccio vedere io”. La stessa tacitamente ammette l’idea che ci troviamo nella posizione di controllare gli altri il che è falso per la stessa ragione per cui non ammettiamo agli altri di controllare noi. Comprendere invece che dietro quell’insulto gratuito ci sia una persona che con tutta probabilità si trova in uno stato di sconforto e rammarico, disagio e rabbia ci permette di reagire con maggiore comprensione e indulgenza, controllando il nostro impulso istintivo e conseguentemente, il nostro stato d’animo.
A mio avviso, è questa la vera prerogativa dell’uomo forte. L’uomo forte è ancor prima l’uomo saggio. La domanda sorge adesso spontanea, come fa l’uomo a diventare forte?
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